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Teorema (1968) UHD VU 2160p Hevc HDR ITA DTS-HD MA AC3 2.0

Teorema (1968) UHD VU 2160p Hevc HDR ITA DTS-HD MA AC3 2.0

tonyangelo
Sabato 8 Novembre 2025
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Teorema (1968) UHD VU 2160p Hevc HDR ITA DTS-HD MA AC3 2.0





Titolo originale: 
Regia: Pier Paolo Pasolini
Cast: Massimo Girotti, Terence Stamp, Laura Betti, Ninetto Davoli, Silvana Mangano, Anne Wiazemsky
Genere: drammatico
Nazione: Italia
Anno: 1968
Durata: 98'




Profonda riflessione pasoliniana su temi a lui cari - il sacro e l'erotismo - che si presta a diverse interpretazioni (specialmente se non si è letto il romanzo a cui il film è legato). Perché nel film il cast poco parla e quando lo fa non sempre va nella direzione che ci si aspetterebbe, sottolineando di continuo l'approccio ricercatamente inusuale dell'autore (Pasolini è regista e autore unico del copione, naturalmente), nel quale emergono un preciso stile narrativo e una disperata ansia di rottura. L'arrivo in una villa milanese d'un giovane dall'aria misteriosa (Stamp) viene vissuto dai componenti della famiglia (madre, padre e due figli) e dalla governante (Betti) come l'incontro fatale, destinato a trascinare tutti nella passione. La prima parte dell'opera si consuma tra confronti, monologhi enigmatici (giacché Stamp parla pochissimo lasciando che siano i suoi interlocutori a farlo o a lanciarsi in considerazioni interiori) e sesso non solo suggerito (pur se senza mai troppo insistere); aiuta a capire quanto il ragazzo venga percepito come un salvatore, capace con la sola presenza di deviare propositi egoistici stimolando nel contempo pulsioni erotiche. Poi però Pasolini attua una svolta e investe la governante di un alone santo del tutto imprevedibile, facendola tornare al suo villaggio dove si scoprirà essere in grado di guarire e... levitare! Ma spetta sempre allo spettatore cogliere il senso ultimo di ogni azione trasformando TEOREMA in un'esperienza personale, puntellata da una scelta nelle location tra le più straordinarie del nostro cinema: rese vive dalla fotografia di Giuseppe Ruzzolini, chiese abbandonate, scorci naturalistici, edifici decadenti, fabbriche deserte si trasformano quasi in dipinti di una bellezza ammaliante, arrivando a colpire chi guarda con forza impensabile. Tanto da sospendere il film in una terra di mezzo solo incidentalmente appoggiata tra le periferie milanesi e il pavese. I personaggi vi si muovono rapiti da un'estasi che li porta con l'immaginazione fin tra rocce vulcaniche, a seguire pensieri mai condivisi con nessuno e talvolta nemmeno con chi guarda (si veda il caso della governante). E com'è logico che sia, un approccio tanto singolare, criptico e libero difficilmente incontrerà i favori di tutti. Anche volendoci leggere significati e simbolismi tra i più disparati e interessanti dobbiamo fare poi i conti con un modo d'intendere il cinema ben diverso dalla norma: i tempi sono dilatati, i silenzi eterni, gli accadimenti pochi e diluiti, l'interazione tra i personaggi limitata allo stesso schema che tende a ripetersi in un loop senza fine, gli interventi di Ninetto Davoli che saltella nel giardino della villa mentre consegna la posta apparentemente fuori contesto. L'originalità della proposta pasoliniana si avverte e colpisce, ma la fruibilità della stessa è limitata a chi accetta di interiorizzarla e di viverla superando ogni schema narrativo tradizionale. Oggi impensabili certe levate di scudi degli organismi cattolici, nonostante le frequenti (e talvolta destabilizzanti) inquadrature a... mezza altezza.









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