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Esmera (Glenat 2015-11)
CBR
Come scoprire le delizie della carne, a Genova nel 1965, chiuse in un collegio per ragazze e con gli angeli che vegliano sulla vostra verginità? Dopo un'esperienza che la lascia con l'amaro in bocca, sarà tra le braccia della sua migliore amica che Esmera scoprirà la sua "differenza"...
Se all'inizio lo sceneggiatore svizzero (Zep, padre del famoso Titeuf) dà l'impressione di concedersi una pausa ricreativa, l'ultima strip della 24 tavola rimette tutte le cose a posto. Comunque, se si tralascia la parte sessuale ben presente, si evidenzierà quella che sembra una favola, certo decisamente erotica, ma innegabilmente una favola. Se la dimensione libidica di certe scene non è equivocabile - come parlare di sesso senza mostrare una chiappa (diciamo anche qualcosina di più...) - è sempre stata la decenza artistica a permettere di non cadere nell'osceno e di avere una sua utilità nel contesto del racconto.
Perché, al di là degli interrogativi di Esmera sulla sua sessualità e il quiproquo che ne deriva, lei è anche e soprattutto la testimone del cambiamento della morale dei suoi contemporanei. Così il suo procedere di orgasmo in orgasmo, le permette di presentarci cinquant'anni di evoluzione (o regressione) sessuale in meno di sessanta pagine.
Su questa storia in cui la visione è importante quanto il messaggio, Vince riesce a mantenere un realismo grafico che non ha nulla di volgare. Il merito è senza dubbio dovuto al suo stile, a un'eroina con le fattezze di Audrey Hepburn e alla monocromia che rievoca i vecchi film italiani.
Né lesbica né gay, né bi o trans... Zep reinventa un nuovo genere: l’alter(sessuale) !
Se all'inizio lo sceneggiatore svizzero (Zep, padre del famoso Titeuf) dà l'impressione di concedersi una pausa ricreativa, l'ultima strip della 24 tavola rimette tutte le cose a posto. Comunque, se si tralascia la parte sessuale ben presente, si evidenzierà quella che sembra una favola, certo decisamente erotica, ma innegabilmente una favola. Se la dimensione libidica di certe scene non è equivocabile - come parlare di sesso senza mostrare una chiappa (diciamo anche qualcosina di più...) - è sempre stata la decenza artistica a permettere di non cadere nell'osceno e di avere una sua utilità nel contesto del racconto.
Perché, al di là degli interrogativi di Esmera sulla sua sessualità e il quiproquo che ne deriva, lei è anche e soprattutto la testimone del cambiamento della morale dei suoi contemporanei. Così il suo procedere di orgasmo in orgasmo, le permette di presentarci cinquant'anni di evoluzione (o regressione) sessuale in meno di sessanta pagine.
Su questa storia in cui la visione è importante quanto il messaggio, Vince riesce a mantenere un realismo grafico che non ha nulla di volgare. Il merito è senza dubbio dovuto al suo stile, a un'eroina con le fattezze di Audrey Hepburn e alla monocromia che rievoca i vecchi film italiani.
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