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Capitan America Bianco (Jeph Loeb & Tim Sale)(Panini Comics)(2016)

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Sabato 10 Settembre 2022
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Capitan America Bianco (Jeph Loeb & Tim Sale)(Panini Comics)(2016)
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Dopo un’oretta trascorsa a sviscerare l’indice Marvel, mi sembra di poter dire che questo pezzo manchi. Stremato, mi appoggio ad estratti della recensione di Sergio L. Duma apparsa su ‘mangaforever’. "Captain America: White è innanzitutto un omaggio ai fumetti Golden Age di Cap firmati dai leggendari Joe Simon e Jack Kirby, ai quali c’è una esplicita dedica. Ma, sebbene non venga citato, Loeb e Sale hanno certamente voluto dare un riconoscimento a Stan Lee, colui che riportò Cap nell’era contemporanea. D’altronde, anche se la trama si svolge durante la Seconda Guerra Mondiale, c’è Cap nel presente, in un momento di poco successivo al suo risveglio a causa dei Vendicatori (e Sale ridisegna quel fatto di portata storica con una doppia pagina entusiasmante). Un malinconico Steve Rogers, quindi, scopre che Bucky, il compagno di tante avventure, è morto (naturalmente l’esistenza del Soldato d’Inverno è ancora ignota) e ripensa al passato. Loeb, con affetto da fan, oltre che con un indiscusso talento di scrittura, rinarra l’episodio in cui Bucky, giovane mascotte di Camp Lehigh, scopre che l’imbranato Steve Rogers è Capitan America. Poi, con un ritmo vorticoso, gli avvenimenti si succedono fino a giungere al cuore della trama che vede Cap e Bucky, in compagnia degli Howling Commandoes di Nick Fury, giungere a Parigi nel tentativo di sventare i piani terribili del Teschio Rosso e del Barone Struker. Loeb delinea una story-line ricca di azione e pathos, rispettando il classico Marvel style e sottoponendolo a un trattamento post-moderno, grazie a testi sia ironici sia sofisticati e autoriali. Captain America: White può infatti essere letto a più livelli. E’ un ottimo esempio di fumetto di intrattenimento ma c’è anche profondità, essendo una lucida analisi psicologica di Steve Rogers, un uomo idealista, coraggioso ma non privo di fragilità emotive e di incertezze che lo rendono umano e vulnerabile, lontano dall’icona supereroica che l’opinione pubblica percepisce. Loeb, inoltre, gioca con il Marvel Universe nel suo complesso, facendo apparire non solo Nick Fury e i suoi commilitoni, ma pure Sub-Mariner e i Vendicatori e divertendosi a introdurre un antenato di una delle sue nemesi di Cap, Batroc il Saltatore. Il tp è altresì imperdibile per gli straordinari disegni di Tim Sale. Senza rinunciare al suo stile, il penciler si avvicina a un’allure retrò, tipicamente anni quaranta. In molte vignette, infatti, il viso di Steve Rogers fa pensare, facendo i debiti distinguo, a quello dei personaggi di Milton Caniff. Sale strizza l’occhio pure ad altri artisti: Nick Fury, specialmente nelle sequenze caratterizzate da suggestivi chiaroscuri, assomiglia alla versione di Steranko; e un’intera pagina di combattimento è modellata su una analoga firmata dal Re Kirby. Tra atmosfere noir e pulp e influssi delle war stories e del cinema di Frank Capra.” L'opera ha avuto una gestazione travagliata: il primo episodio data 2008, ma è stata completata solo nel 2015.

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